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Benvenuto nel mio Spaces!
pippo pippiwrote:
Ciao Marco sono Francesco (Franketto) e ti faccio i complimenti per il tuo spazio web...sei sempre stato altamente tecnologico fin dai tempi dell'oosie-goosie!
Ti saluto con affetto (estendi ad Anita) e spero che la vita ti vada bene; però mi spieghi perchè hai messo "ex cuoco"?
Vabbè ora ti lascio e me ne vado in vacanza....a Ferrara.
salutoni
Aug. 20
marco garavelliwrote:
Grazie Ale, purtroppo il tempo è sempre tiranno, ma ogni tanto aggiungo qualcosa. Mi fa piacere che ti piaccia! Ciao!
Jan. 9
Alessandrowrote:
Ciao Marco, molto carino il tuo spazio web!
Tienilo sempre curato che di tanto in tanto passo a trovarti! Ciao!
Jan. 8
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July 12 Riflessioni sul naturismo
Penso di avere iniziato a praticarlo per semplice curiosità, perchè non riuscivo a capire come fosse possibile che così tante persone sentissero il bisogno di stare nudi in compagnia di sconosciuti senza avere fini prettamente sessuali o erotici. Già, perchè per me, fino a pochi anni fa, era inconcepibile denudarsi in pubblico senza provare senso di vergogna oppure eccitazione: mostrare le proprie parti intime è sempre stato per me come per la maggioranza del "mondo civile" un tabù da riservare solo per i momenti intriganti con la propria ragazza. Ma vedevo tutta questa gente rimanere nudi su queste spiagge semi-affollate, senza avere il minimo pensiero nè tantomeno esibire gesta che abbiano a che fare col mondo erotico-sessuale; genitori con i propri figli, partners e amici che spendevano così la propria giornata al mare esattamente come l'avrebbero fatto indossando un costume. Ma cosa cambiava allora tra stare lì nudi o con un costume indosso? Poteva essere tutto ridotto al desiderio di abbronzare le proprie parti intime?
Ho cominciato a ragionare del perchè avessimo così radicato in noi questo senso di "pudore" che ci obbliga a nascondere le nostre parti intime. Mi sono chiesto da dove nasceva questa necessità di vestirsi. Penso che non sia mai stata una vera necessità (tranne che per esigenze climatiche, naturalmente): semplicemente mia madre ha iniziato a vestirmi, tra i miei capricci e pianti di neonato, che probabilmente non capiva perchè dovesse essere imprigionato in artifizi così innaturali come i vestiti. Poi ho cominciato a vedere tutti gli altri bambini vestiti ed è diventata consuetudine vedersi in tal modo, senza per questo correlare a ciò un bisogno di coprire le parti intime. Siamo cresciuti in questo contesto e abbiamo preso per naturale ciò che naturale non è. Ma in noi, nel nostro profondo inconscio, c'è ancora il segno di questa violenza alla nostra natura, c'è il flebile ricordo di questa imposizione a celare le nostre "vergogne". Di questo occorre prendere coscienza, perchè è da quella violenza spacciata per "educazione" che nasce tutto ciò che di sessualmente deviato c'è in noi; già, perchè in ciascuno di noi c'è il desiderio più o meno forte di trasgressione sessuale e voyeurismo. La maggior parte di noi lo contiene e lo reprime, altri lo traducono in piccoli gesti di sfogo come il frequentare club di strip tease, guardare riviste e video erotici o pornografici, altri ancora arrivano alle forme più estreme di trasgressione. Ed è qui che si rende evidente il significato e l'importanza della pratica del naturismo: essere naturisti significa spogliarsi non solo dei propri vestiti, ma con essi, anche di quella regola imposta dalla società che ci vuole tutti a nascondere le nostre "membra peccaminose"; significa il voler portare la nudità ad un semplice e naturale modo d'essere, di fatto togliendo forza ai desideri tragressivi: se non esiste la proibizione alla nudità non potrà esistere nemmeno il desiderio di trasgredire questa proibizione, ma ci sarà semplicemente il riscoprire la sessualità come natura comanda: ovvero per la procreazione. http://www.sigurros.com/dvd3.asp
July 05 PercepitoC'è il caldo caldo e c'è il caldo percepito, di solito più caldo di almeno cinque gradi. Ci sono l'inflazione ufficiale e l'inflazione percepita, di solito più alta dello stipendio percepito. E poi ci sono l'aumento del mutuo e l'aumento percepito, il declino reale e il declino percepito, la violenza percepita, la paura percepita, i furbi percepiti anche se poco perseguiti, la Nazionale che va fuori ai rigori: un pareggio percepito come una sconfitta.
Giuro che non ci percepisco più niente. Non mi fido delle statistiche rassicuranti, come degli allarmi assillanti. E non mi fido neanche della memoria che abbellisce le ombre del passato e dilata i mostri del presente. C'era davvero meno violenza trent'anni fa, quando due ladri picchiarono mio padre nell'androne di casa per portargli via una cartella di cuoio che conteneva pratiche banalissime? Faceva davvero meno caldo quando nelle sere d'estate mia nonna bivaccava sul balcone passandosi «La Stampa» davanti alla faccia a mo' di ventaglio? Ed eravamo davvero più ricchi quando riuscivamo a sopravvivere con le scarpe risuolate e senza telefonini? Di sicuro eravamo più giovani: anche i vecchi. Di sicuro il futuro era avvolto nella nebbia, come sempre, ma il futuro percepito non aveva lo stesso sapore di paura che si percepisce oggi.
Questa paura di perdere che ci rende tutti così aggressivi eppure così abulici. Potessi esprimere un desiderio, vorrei che percepissimo più coraggio e dietro ogni porta che si chiude non vedessimo soltanto il muro, ma unìaltra porta che si apre. Messaggio percepito?
Massimo Gramellini, La Stampa May 16 Un paladino della libera informazione: Marco Travaglio
In Italia c'è chi tra una carriera facile e duratura, data dal servilismo ai poteri forti, e l’azzardo di un giornalismo coraggioso, che fa le pulci a chi tiene i fili del teatro dei burattini, sceglie quest’ultimo modello, subendo o incassando tutto ciò che di negativo o positivo può portare questa scelta. Permettersi di dire tutto ciò che tutti gli altri non osano dire su un mezzo di comunicazione di massa come la televisione di Stato può, da un lato, portare ad un’acclamazione di massa da parte di tutti quei cittadini che da troppo tempo vivono con la pillola rossa propinatagli dal giornalismo asservito al potere, ma dall’altro, naturalmente, subire le ire e le ritorsioni degli stessi poteri forti (aiutati, per di più, dai loro giornalisti servi). Marco Travaglio sta rischiando (soprattutto dopo il risultato delle recenti elezioni politiche nazionali) una epurazione dalla tv pubblica non perché, come dicono i burattinai, stia deviando le menti dei cittadini italiani con notizie false e tendenziose (o addirittura diffamanti) distorcendo “l’immacolata” biografia personale di chi ci rappresenta in parlamento; ma perché ha avuto il coraggio di comunicare queste verità storiche utilizzando uno strumento “troppo efficace”: la televisione. Scrivere ciò che scrive Travaglio su un libro o su un giornale politicamente schierato è una scocciatura per i soggetti di cui egli scrive, ma ancora non può minare realmente la base di consenso popolare necessario alla classe politica. Dirlo invece su un canale pubblico come la RAI, ottenendo per di più ascolti elevatissimi, può essere altamente destabilizzante: e per questo occorre delegittimarlo e/o imbavagliarlo al più presto. Tolto di mezzo Travaglio si elimina uno dei pochi personaggi scomodi del regime mass-mediatico italiano e educano tutti quelli che sarebbero tentati ad imitarlo. Ben presto arriveranno misure del genere anche per la nostra carissima e amatissima internet, ma intanto abbiamo la possibilità di usare la libertà che questo strumento ci fornisce visitando siti e blogs come: www.beppegrillo.it, www.voglioscendere.ilcannocchiale.it, www.stefanomontanari.net, www.disinformazione.net, www.comedonchisciotte.org, www.articolo21.info. Sul sito di Beppe Grillo, ogni lunedì, alle 14.00, potremo tutti godere di alcuni minuti di vera libera informazione offertaci da Marco Travaglio. Cliccate sul banner qui sotto e fate tesoro di ciò che ancora ci è permesso di ascoltare.
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